8 marzo 2016

Chi siamo

Quando nel 2000 si è intrapreso il percorso di valorizzazione, di questa varietà di fava non rimanevano che poche manciate di semi, custodite negli orti di casa di alcuni anziani del paese.
A partire dal dopoguerra, il cambiamento dei costumi, delle abitudini lavorative e soprattutto di quelle alimentari, aveva determinato l’abbandono di questa coltivazione. Di qui la necessità di studiare e recuperare questa coltura che rischiava l’estinzione.

IMG_0277Un’attenta ricerca storica sulla mezzadria locale ha permesso di risalire anche alle origini di questa coltivazione. Molto spesso, i contadini che dovevano dividere il raccolto con il padrone e, dal restante, togliere la parte necessaria per la semina, si trovavano con poca disponibilità di grano per il consumo giornaliero. La fava, dunque, sopperiva a questa necessità, diventando ingrediente basilare per la preparazione del pane, della crescia e di molte altre pietanze. Veniva utilizzata anche per fare  “Tacconi”, un tipo di pasta fresca ottenuta dalla miscela di farina di grano e farina di fava (tipica espressione delle tradizioni gastronomiche di Fratte Rosa) e consumata fresca, secca o sotto’olio.

IMG_0432La Fava di Fratte Rosa si semina nella seconda decade di ottobre dentro buche distanti tra loro 70 cm. La maturazione del seme avviene nella prima decade di maggio, quella del seme secco nella prima decade di giugno. Il nome botanico è VICIA FABA MAIOR ed è una varietà autoctona, che si coltiva su un particolare tipo di terreno argilloso e ricco di calcare, presente in gran parte del territorio di Fratte Rosa, chiamato LUBACO. Si distingue per il baccello corto che arriva a contenere un massimo di quattro semi, grandi e tondeggianti, particolarmente dolci e teneri  anche a piena maturazione.

IMG_0397Ricca di polifenoli, proteine, fibre, vitamine e sali minerali, questo tipo di fava possiede straordinarie capacità anitiossidanti. Il progetto di studio e recupero della fava, coordinato dal Comune di Fratte Rosa in collaborazione con il GAL Flamina-Cesano, il CRA, l’ASSAM e l’Università Politecnica delle Marche, ha portato al recupero del seme in purezza (oggi preservato dagli agricoltori-custodi: Rodolfo Rosatelli, Ovidio Berti, Donato Bonifazi, Roberto Storoni, Daniele Trionfetti ed altri) e alla stesura di un disciplinare di produzione ad hoc. L’areale di produzione comprende, oltre al territorio del Comune di Fratte Rosa, i Comuni di Barchi, San Lorenzo in Campo, Pergola e Mondavio.
Alla Fava di Fratte Rosa, oggi riconosciuta come prodotto tipico della Regione Marche, viene dedicata, ogni anno nel secondo weekend di maggio, la FESTA DELLA FAVA E DELLE GUIDE che si svolge in località Torre San Marco, occasione unica per gustare sul posto i piatti della tradizione locale.

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